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Data: 24/10/2020
Testata Giornalistica: IL MESSAGGERO

I tecnici: quadro grave Eora Conte si prepara a chiudere i locali alle 18. L’Iss: vicini alla soglia critica, stare a casa Pressing per lo stop a parrucchieri e palestre. Velocità di contagio fuori controllo 20mila positivi e Rt nazionale a 1,5

Nel weekend possibile stretta. Il premier: niente lockdown, agire su servizi non essenziali


ROMA La consapevolezza che occorra intervenire di nuovo, ma anche la convinzione che le misure vadano ponderate e studiate perché non è solo l'emergenza sanitaria a preoccupare Giuseppe Conte ma anche quella economica. Il presidente del Consiglio avverte il pressing di medici e presidenti di regione, ma non per questo - sostengono a palazzo Chigi - cambia il suo metodo di lavoro. Annullati ieri tutti gli impegni, ha raccolto sul suo tavolo tutte le ordinanze regionali associando ad esse i dati sui contagi e sulla capacità di risposta del sistema sanitario locale. IL MIRINO Intervenire in maniera chirurgica per evitare un nuovo lockdown nazionale resta l'obiettivo - sempre più in salita - del presidente del Consiglio il quale si mostra immune anche all'appello che cento scienziati hanno rivolto al premier e al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ovviamente una risposta del Capo dello Stato, qualora ci fosse stata ieri, avrebbe finito col sovrapporsi alla linea del governo, anche se l'interlocuzione è costante e Mattarella non fa mancare il suo sostegno invitando il Paese all'unità nazionale. Non escludere nuovi interventi significa per Conte valutare prima tutte le ricadute e l'efficacia delle misure comprese quelle già prese con l'ultimo dpcm e i provvedimenti assunti dai presidenti di regione che hanno tutti lavorato in stretto contatto con i ministri Boccia e Speranza. Proprio quest'ultimo ieri sera è tornato a chiedere al premier interventi drastici. Forte dell'ultimo report dell'Istituto superiore di sanità che sollecita «restrizioni alla mobilità e alle attività non essenziali» «nelle aree maggiormente infette». Nel mirino tornano palestre, piscine, parrucchieri e centri estetici, l'obbligo di lezioni a distanza per gli ultimi tre anni delle superiori e il blocco della circolazione infraregionale. Sino all'ipotesi di una chiusura generale di bar, ristoranti e attività commerciali alle 18 già dalla prossima settimana. L'obiettivo della stretta, sollecitata dal ministero della Salute, è quella di limitare ancor più la circolazione delle persone anche se poco aggiungono a territori, come la Campania, che hanno adottato misure ancor più stringenti. Districarsi tra le ordinanze regionali non è facile per Conte. Soprattutto non è facile trovare misure che accontentino tutti, vista la resistenza delle regioni del Nord a provvedimenti che finiscono con il colpire l'attività produttiva. Con un occhio a ciò che accade in Europa, dove ci sono Paesi con il doppio dei nostri contagi, Conte spera di potersi limitare ad interventi mirati nelle città dove i contagi sono fuori controllo. Mini-lockdown che permettano comunque il lavoro e la scuola, dalla materna ai primi due anni delle superiori. Ma il pressing dei ministri del Pd è forte. I dem ieri si sono ritrovati nella direzione del partito dove alla lunga lista di cose che chiedono di cambiare nell'azione di governo si è aggiunta pesantemente anche l'emergenza sanitaria con l'idea iniziata a circolare secondo la quale sarebbe meglio «chiudere tutto ora per qualche settimana in modo da salvare il Natale». Ma il lockdown, come il coprifuoco alle 21, non piace a Italia Viva che invece si ritrova con il Pd nel chiedere l'attivazione del Mes. La messa a punto delle misure non sarà facile perché, come sostiene la ministra De Micheli «c'è una discussione in corso nel governo», ed è probabile che occupi tutto il weekend. Lo stesso Speranza ieri è finito nel mirino di Renzi per le «lacune» riscontrate nella gestione dell'emergenza che Di Maio individua nelle lunghe file ai drive-in per i test. Ma che qualcosa verrà fatto a breve si coglie anche dall'intensificarsi delle riunioni a palazzo Chigi dove ieri, oltre al ministro Speranza, è salito anche il commissario Domenico Arcuri che nei magazzini ha ancora 1300 ventilatori polmonari. Il coprifuoco deciso da cinque regioni blocca la movida, ma sulla sua efficacia anche gli scienziati sono scettici. Se la seconda ondata sarà peggio della prima c'è chi non esclude che tra dieci giorni l'Europa si ritrovi quasi tutta in lockdown e l'Italia non sarà da meno, ma a quel punto di emergenza tutto è possibile. Compresa l'ipotesi, di cui anche a palazzo Chigi si discute, di una chiusura di tutto già dalla prossima settimana lasciando ad ognuno la possibilità di recarsi al lavoro - se non può farlo a distanza - al supermercato e in farmacia.

Velocità di contagio fuori controllo 20mila positivi e Rt nazionale a 1,5

ROMA Ci avviciniamo a 20mila nuovi positivi in 24 ore, ieri sono stati 19.143 su 182mila tamponi. I decessi sono stabili attorno a quota 100, ieri 91. E soprattutto ci sono 1.049 pazienti in terapia intensiva, con un incremento di 57 unità in un solo giorno. Per comprendere ciò che sta succedendo andiamo a vedere i dati di una settimana fa: venerdì 16 ottobre i nuovi casi positivi furono 10.010, si conferma che ogni sette giorni i numeri raddoppiano. Così è impossibile reggere. Si legge nel report settimanale della cabina di regia di Ministero della Salute e Istituto superiore di sanità: «È fondamentale che la popolazione riduca tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo quando non sia strettamente necessario e che rimanga a casa quanto più possibile». Inoltre, «il carico di lavoro non è più sostenibile sui servizi sanitari territoriali con evidenza di impossibilità di tracciare in modo completo le catene di trasmissioni. Sono necessarie misure, con precedenza per le aree maggiormente colpite». Perché la cabina di regia, nell'ultimo report settimanale, usa toni che non aveva mai avuto prima? In Italia ci sono già otto regioni con l'Rt sopra 1,5, un dato altissimo perché si entra in zona critica quando l'incidenza della trasmissione del virus è superiore a 1. Una nona regione, la Valle d'Aosta, addirittura è a 2,37. Infine, l'indice di trasmissione dell'Italia è a 1,5: significa che, sulla base del piano del Ministero della Salute, siamo a un passo dallo scenario 4, quello più grave. Per questo, ieri la Cabina di regia del Ministero della Salute ha lanciato un allarme senza precedenti.
ALLARME ROSSO L'analisi del report settimanale richiama l'applicazione del piano con i quattro scenari del Ministero della Salute, dell'Istituto superiori di sanità e del Cts che fu approvato anche dalle Regioni. Se si confermerà anche nelle prossime settimane l'Rt tra 1,25 e 1,50, o addirittura si andrà oltre, l'applicazione di quel piano prevede chiusura delle scuole e limitazioni delle attività economiche. Ci sono alcuni elementi che preoccupano: 3 casi su 4 non sono stati trovati con il tracciamento, ma perché sono comparsi i sintomi; l'Rt di cui si parla è riferito al periodo compreso tra il primo e il 14 ottobre, successivamente la situazione è peggiorata e dunque tutto fa pensare che il prossimo venerdì ci troveremo con numeri ancora più allarmanti. Sono diminuiti i nuovi focolai (1.286 su un totale di 7.625) non perché la situazione sia migliorata, ma perché «c'è un forte aumento dei casi per cui i servizi territoriali non hanno potuto individuare il link epidemiologico»: il tracciamento, con questi numeri, è saltato. Continua, sia pure su una percentuale bassa (3,5 per cento), l'aumento dei focolai scolastici, con una precisazione: «Risulta chiaro che le attività extra e peri-scolastiche possono costituire un innesco di catene di trasmissione laddove non vengano rispettate le misure di prevenzione previste». Ancora: «Questa settimana, a livello nazionale, si è osservato un importante aumento del numero di persone ricoverate», c'è «il rischio di criticità a breve termine in numerose Regioni».
LA MAPPA Quali sono le aree del Paese più in affanno? Se guardiamo all'Rt, l'indice di trasmissione, la Valle d'Aosta è fuori controllo, a 2,37, ma il virus corre anche in Piemonte (1,83), nella Provincia autonoma di Bolzano (1,80), in Umbria (1,68), Lombardia (1,64), Veneto (1,54), Puglia ed Emilia-Romagna (1,52), Toscana (1,51), Abruzzo (1,50), Campania e Molise(1,45). Il Lazio è a 1,38, L'unica regione sotto la soglia critica di 1 è la Basilicata. Se invece si guarda l'incidenza settimanale (i nuovi casi ogni 100mila abitanti) le regioni più in difficoltà sono la Liguria (157,67 casi ogni 100mila abitanti), la Provincia di Bolzano (150,35), la Valle d'Aosta (146,61), la Lombardia (145,98), il Piemonte (134,87) e la Campania (120,98). Il Lazio è a 78,65, dunque ha una situazione migliore di quella della Lombardia.


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