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Data: 01/10/2022
Testata Giornalistica: IL MESSAGGERO
    IL MESSAGGERO

La Camera a Molinari e il Senato a La Russa Salvini, ipotesi Trasporti

ROMA «Come va la formazione del governo? Ci vuole un incarico per formarlo». Giorgia Meloni si muove con prudenza. Anche perché il primo step, che precederà il battesimo del nuovo esecutivo, sono le presidenze delle Camere. Passa infatti dà li, il 13 e 14 ottobre, il percorso istituzionale che porterà sabato 15 e domenica 16 ottobre Sergio Mattarella ad avviare le consultazioni. Per poi dare l'incarico a Meloni se, com'è scontato, il centrodestra indicherà per palazzo Chigi la vincitrice delle elezioni.
Ebbene, rispetto allo schema di lavoro circolato nei giorni scorsi che dava il leghista Roberto Calderoli alla presidenza del Senato e il forzista Antonio Tajani alla guida della Camera, ci sono novità. La prima è che Meloni - visto che a palazzo Madama la maggioranza è più esigua e la storia patria insegna che tra gli scranni del Senato le transumanze sono all'ordine del giorno rendendo perigliosa la navigazione del governo - ha deciso di puntare su Ignazio La Russa. Sarà lui, co-fondatore di Fratelli d'Italia, salvo sorprese il successore di Elisabetta Casellati. La Camera invece dovrebbe andare alla Lega, in un'ottica di compensazione per il no a Matteo Salvini che vorrebbe tornare agli Interni. Ma il leghista per il processo Open Arms e la linea ruvida sui migranti che allarma l'Ue, vede la strada del Viminale sbarrata anche dal Quirinale. Ebbene, se Meloni per la Camera aveva pensato a Giancarlo Giorgetti, dalla Lega hanno fatto sapere di voler puntare sul capogruppo uscente Riccardo Molinari.
Altra mossa per sedare Salvini, che continua a far sapere di volere il Viminale e soltanto il Viminale («non sono interessato ad altri incarichi»), sarà la nomina di due vicepremier. Uno sarà proprio il leader leghista che così potrà avere visibilità e un dicastero di peso come Trasporti e infrastrutture (con dentro la delega all'Innovazione tecnologica). L'altro sarà il coordinatore di Forza Italia, Tajani, che dovrebbe incassare anche il dicastero della Difesa come compensazione per il mancato approdo di un forzista alla presidenza di Montecitorio: «Salvini? Per quanto ci riguarda Matteo può fare quello che preferisce, ma deciderà il futuro premier». E Meloni ha già deciso: nessun veto a entrare nel governo, ma niente Viminale che andrà al tecnico Matteo Piantedosi: prefetto di Roma ed ex capo di gabinetto del leader leghista quando faceva il responsabile degli Interni.
Nella squadra di governo ci saranno altri due tecnici, mentre a FdI dovrebbero andare otto dicasteri e quattro ciascuno a Lega e Forza Italia. Il primo andrà all'Economia, altro dicastero su cui vigila Sergio Mattarella. Per tranquillizzare l'Ue e i mercati sulla tenuta dei conti, Meloni da tempo punta su Fabio Panetta. Ma il promesso governatore di Bankitalia, attualmente nel board della Banca centrale europea, resiste. Così avanza il nome di Domenico Siniscalco, già responsabile dell'Economia con Silvio Berlusconi. Per il secondo tecnico sono prenotati gli Esteri, dicastero altrettanto delicato in quanto garante della collocazione euro-atlantica dell'Italia. E qui in corsa c'è Elisabetta Belloni, direttrice del Dis ed ex segretaria generale della Farnesina. L'alternativa: l'ambasciatore Stefano Pontecorvo che si è distinto nelle operazioni di evacuazione di Kabul.
MOSSA DI LEGA-FI
Sugli altri dicasteri la partita è aperta. Tanto aperta che ieri Salvini e Berlusconi si sono incontrati ad Arcore e hanno diffuso un comunicato congiunto in cui si invoca «un esecutivo compatto di alto livello» e viene garantita la «massima comunità d'intenti» con Meloni. Un evidente tentativo di bilanciare lo strapotere di FdI e pressare la premier in pectore. «Ma durerà lo spazio di un mattino...», dice un esponente di rango di Fratelli d'Italia.
Di certo, c'è che il leader leghista vuole l'Agricoltura per il suo Gian Marco Centinaio. La prova? Visitando a Milano il villaggio Coldiretti, Salvini ha messo a verbale: «Vorrei trasformare l'Agricoltura nel ministero della sovranità agroalimentare». Oggi anche Meloni sarà alla Coldiretti per la sua prima uscita pubblica dopo le elezioni. E c'è chi non esclude un incontro con il capo leghista e Berlusconi.

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