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Data: 30/06/2020
Testata Giornalistica: ABRUZZOWEB
    ABRUZZOWEB

«Perchè M5s ha taciuto su pace legale? ». Regalo a cliniche private, bomba Chiodi. Accuse al vetriolo ex presidente forzista regione a pentastellati e centrodestra su norma cura Abruzzo cancellata dopo impugnazione governo: «Qui gatta ci cova»

PESCARA - “Ma non vi sorprende almeno un po’ ’ che il M5S in Abruzzo non abbia preso posizione su quella che veniva definita una pace legale che invece avrebbe favorito in modo arbitrario alcuni poteri forti e la sanità privata? Qui gatta ci cova…”.

 
Un post su Facebook che è una bomba gettata nell’agone politico abruzzese, quello dell'ex presidente della Regione di Forza Italia, il commercialista teramano ed ex forzista Gianni Chiodi. Nel messaggio affidato ai social anche la frecciata alla maggioranza di centrodestra di cui afferma l’ex governatore “conosco meglio i vizi privati e pubbliche virtù”.
 
Il riferimento di Chiodi è innanzitutto al ruolo defilato che ha avuto la minoranza del Movimento 5 stelle sulla battaglia che si è scatenata intorno al controverso articolo 7 della legge Cura Abruzzo Uno, approvato dal centrodestra guidato da Marco Marsilio, di Fratelli d‘Italia, che prevedeva la possibilità di accordo bonario, e con forti sconti, a beneficio delle imprese che hanno debiti con la Regione.

In primis gli operatori della sanità privata, tanto che dei 160 milioni di domande pervenute fino a maggio, ben 100 milioni erano ad essi riferibili.  

È arrivata poi però l’impugnazione da parte del Governo davanti alla Corte costituzionale contro la pace legale ed altre norme del Cura Abruzzo Uno e così in Consiglio, la maggioranza ha fatto dietrofront modificando la norma precisando che i componimenti bonari tramite transazioni non si applicheranno più ai contenziosi in materia sanitaria o che coinvolgono gli Enti del Servizio sanitario nazionale.
 
A dare battaglia contro quello che era stato definito senza mezze misure un condono tombale, il Partito democratico, con in testa il capogruppo Silvio Paolucci ex assessore regionale al Bilancio e alla Sanità, e i sindacati.
 
Chiodi è uno che di sanità se intende, essendo stato commissario per far uscire l’Abruzzo dal baratro dei debiti accumulati dalle Asl, a seguito del commissariamento del Governo per l'eccessivo deficit.

Gli è stato riconosciuto di aver avviato il risanamento i conti, dal 2007 al 2014, che poi hanno determinato l'uscita dalla “tutela” lacrime e sangue nel 2017, con il presidente della regione del centrosinistra, Luciano D'Alfonso, ora senatore del Pd.
 
Chiodi, quello che poi è certo, si è inimicato il potente comparto delle cliniche private che lo hanno trascinato in un processo ancora in corso.
 
Per Chiodi, che di mestiere fa il commercialista, i conti dunque non tornano: resta strano l'atteggiamento del Movimento 5 stelle sempre sulle barricate su altri fronti. 
 
“Ma non vi sorprende almeno un po’  - scrive Chiodi - che il M5S in Abruzzo non abbia preso posizione su quella che veniva definita una “pace legale” e che invece avrebbe favorito, in modo arbitrario, alcuni poteri forti della sanità pseudo-privata (deprivando dei vantaggi loro riservabili la sanità pubblica) e che abbia lasciato questa sacrosanta battaglia solo a Paolucci del Pd e a pezzi della maggioranza di cdx? Brutta pagina della politica abruzzese, per chi l’ha ispirata e tentata”.
 
La sferzata più vigorosa a chiusura del commento, dove l’ex presidente insinua: “Gatta ci cova: grillini, perché non chiedete qualche spiegazione ai vostri consiglieri regionali”.
 
Ma ce n’è anche per il centrodestra regionale: “Non chiedo la stessa cosa a leghisti, fratelli italiani e ai forzisti, forse perché di loro conosco meglio i vizi privati e pubbliche virtù”.
 
Nel provare a fare l'esegesi del post, il riferimento può essere alla sua esperienza di presidente dove c’era anche nel centrodestra chi remava contro la razionalizzazione della spesa sanitaria, per difendere i piccoli feudi elettorali, e gli i piccoli ospedali "sotto casa", ed anche le prerogative della potenti cliniche private contro cui Chiodi ha oggettivamente battagliato. 

Ma anche alla situazione attuale, nella quale il centrodestra di Marsilio è stato a torto o a ragione accusato di fare i soliti tradizionali “regali” alle cliniche private. Basti ricordare, oltre alla vicenda oramai archiviata della pace legale, anche quella dei tetti di spesa che si voleva fossero resi flessibili, bocciati poi dal Tavolo di monitoraggio del Governo.

Insomma l’ex presidente si toglie più di un sassolino dalla scarpa, non solo contro i pentastellati che sono lontani anni luce dalle sue posizioni, ma anche dalla sua parte politica, quando è stato prima sindaco di Teramo e poi presidente della Regione dal 2008 al 2014, per poi fare il consigliere di opposizione al centrosinistra di Luciano D’Alfonso, fino al febbraio 2019.

Nel 2016 si è avvicinato al movimento politico Idea, del senatore eletto in Abruzzo Gaetano Quagliariello, e nel marzo 2018 si è candidato alla Camera come capolista di Noi con l'Italia- Udc, lista sostenuta da Idea, ma non è stato eletto.

Ad AbruzzoWeb ha negato in modo netto di essere tra i papabili al posto di direttore dell’Agenzia sanitaria regionale (Asr).

Fuori ormai dalla politica attiva, ne ha ben donde ad avere però il dente avvelenato con il comparto delle cliniche private, con cui si è più volte scontrato quando era commissario alla sanità, tanto che Luigi Pierangeli, definito il re delle cliniche private, presidente del gruppo Synergo, nato dalla fusione tra le strutture Pierangeli e Spatocco con un esposto, ha dato il via all'inchiesta e poi al processo, che vede imputato dal luglio 2016 assieme a Chiodi l'ex assessore alla Sanità Lanfranco Venturoni: entrambi hanno rinunciato alla prescrizione.

L'accusa è che Chiodi in qualità di commissario ad acta per l'attuazione del piano di rientro dai disavanzi della sanità, avrebbe fatto firmare alle cliniche private dei contratti di prestazione di assistenza ospedaliera, collegando la firma al pagamento dei crediti che le cliniche vantano nei confronti della Regione Abruzzo.

A fronte dei tagli, Chiodi avrebbe promesso alle cliniche un recupero attraverso incentivi legati alle cure di pazienti non abruzzesi. Una promessa che però, secondo le cliniche Pierangeli e Spatocco, costituite parte civile nel procedimento, si sarebbe rivelata un "falso", che a loro giudizio sarebbe testimoniato anche dagli accordi di confine, mai
sottoscritti, con Marche, Lazio e Molise.
 
Agli annali il sarcastico commento di Chiodi a seguito del rinvio a giudizio, “Una situazione kafkiana, sono l'unico politico in Italia che nei rapporti con la sanità privata è finito sotto processo per avere fatto l'interesse pubblico. Sono tranquillo per il mio operato e fiero di ciò che ho fatto, perché ho fatto sì che ci fossero i contratti, visto che in Abruzzo prima non c'erano e si regalavano 200 milioni di euro alla sanità privata".


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