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Data: 08/07/2022
Testata Giornalistica: IL CENTRO
    IL CENTRO

Strada dei Parchi cacciata: A24 e A25 subito all'Anas Concessione revocata a Toto: ecco il decreto. Ma parte una causa da 2,5 miliardi. Le reazioni: ci sarà un contenzioso micidiale Marsilio mette in guardia sulle conseguenze.

L'esultanza dei Cinque stelle: «Un cambio di rotta». Sdp: questo è un sopruso, risponderemo duramente La concessionaria contesta le motivazioni: trattati come il crollo del Morandi E avverte: questa decisione è una ritorsione, mette a rischio 1.700 lavoratori


Un fulmine a ciel sereno. Alle 18 di ieri, il Consiglio dei ministri ha "licenziato" Strada dei Parchi passando il controllo delle autostrade A24 e A25 nelle mani dell'Anas. A sorpresa, il Governo ha revocato «con effetto immediato» la concessione affidata alla società abruzzese della holding di Carlo Toto che sarebbe scaduta nel 2030. E lo ha fatto nella maniera più brutale e frontale possibile, applicando quell'articolo 35 (del decreto 162 del 2019) scritto dopo la tragedia del Ponte Morandi di Genova, contestando quindi «gravi inadempienze». Le contestazioni vanno dalla carenza di manutenzione a quella delle verifiche, che avrebbero messo a rischio sia la sicurezza sia la funzionalità dell'autostrada e la durata delle sue infrastrutture, passando anche per altre mancanze contrattuali e non solo.Rispedita quindi al mittente la richiesta di risoluzione del contratto "più morbida" - che prevedeva anche un indennizzo dal pubblico al privato per i mancati introiti dei prossimi otto anni - che la stessa società aveva avanzato negli ultimi mesi di braccio di ferro durissimo con il ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini e con i dirigenti ministeriali su tutti i fronti, dai pedaggi ai lavori di messa in sicurezza, fino al nuovo Piano economico-finanziario. Ma l'atto di rottura sortirà effetti altrettanto pesanti, visto che porterà senza dubbio a un contenzioso legale dal sapore di battaglia finale con almeno 2 miliardi e mezzo di euro in ballo. Prima di procedere, il Cdm ha atteso il parere dell'avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli. È sulla scorta di quanto espresso nel parere legale che si è deciso poi di procedere sul doppio binario del decreto di revoca del dirigente del ministero Felice Morisco - di cui siamo venuti in possesso e che riporta dettagliatamente tutte le contestazioni - rafforzato da un atto politico, cioè dal decreto legge approvato nel Consiglio dei ministri di ieri.

L'ANNUNCIO DEL GOVERNO «In seguito all'informativa sulla gestione del rapporto concessorio dell'Autostrada A24/A25, presentata dal ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto-legge che dà efficacia immediata alla risoluzione della convenzione del 18 novembre 2009, sottoscritta tra Anas e Strada dei Parchi, disposta con decreto direttoriale approvato con decreto del Mims e del ministero dell'Economia e delle Finanze», si legge nell'annuncio del Governo dopo il Consiglio, che continua: «Tale provvedimento tiene conto degli esiti della procedura per grave inadempimento, attivata a dicembre 2021 dalla Direzione generale del Mims, in considerazione delle molteplici criticità riscontrate nella gestione dell'autostrada, compreso l'inadeguato stato di manutenzione. Il decreto-legge dispone l'immediato subentro di Anas nella gestione dell'autostrada che, per assicurare la continuità dell'esercizio autostradale, potrà avvalersi di tutte le risorse umane e strumentali attualmente impiegate, tra cui il personale di esazione, quello impiegato direttamente nelle attività operative e le attrezzature, automezzi e macchinari necessari ad assicurare il servizio. È inoltre previsto che l'Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali (Ansfisa) avvii un piano di ispezioni per verificare le condizioni sicurezza dell'intera infrastruttura autostradale. Per gli utenti è esclusa ogni ulteriore variazione delle tariffe, che rimangono invariate per il futuro rispetto a quelle del 2017». Poi ancora: «Il decreto-legge contempla, inoltre, misure per la regolazione dei rapporti con il concessionario decaduto in relazione all'indennizzo spettante in base alla normativa vigente, fatto salvo il diritto al di risarcimento dei danni a favore del Mims».

L'ATTO DI ACCUSA Contestualmente, c'è il decreto di revoca del direttore generale del Dipartimento ministeriale competente su strade e autostrade, Felice Morisco, che entra nello specifico delle «gravi inadempienze», stilando una dettagliatissima e durissima lista di criticità riscontrate. Lo fa, in particolare, citando la relazione finale del dirigente Placido Migliorino, incaricato di valutare le controdeduzioni presentate da Strada dei Parchi per difendersi dalle accuse che già il ministero delle Infrastrutture aveva mosso sulla scorta delle verifiche delle commissioni. Relazione, quella di Migliorino, che, secondo Morisco, «rappresenta, con argomentazioni che si condividono integralmente, l'infondatezza delle controdeduzioni del concessionario, del tutto inidonee a superare le contestazioni mosse da questa direzione generale, la persistente inadeguatezza del processo manutentivo ordinario e straordinario e confermando, quindi, la sussistenza di gravi inadempimenti imputabili al concessionario». Confermate, tra le 16 pagine di ripetute accuse a Strada dei Parchi, quindi, «le reiterate non conformità manutentive e gestionali», mentre «l'inadeguata gestione della manutenzione, oltre ai rischi specifici correlati alla sicurezza dei singoli componenti stradali, costituisce un pregiudizio alla conservazione del bene demaniale, per il quale nel tempo saranno necessari sempre maggiori esborsi manutentivi». Contestato poi anche che «la società non si è mai resa conto nel corso dei 20 anni trascorsi, che alcune opere d'arte, con specifico riferimento agli impalcati a cassone, erano sollecitati dai carichi frequenti fino all'incipiente stato di fessurazione, riducendo in tal modo la durabilità dell'opera» e che «la società ha dimostrato ancora una volta una inadeguata gestione delle infrastrutture in quanto, come detto, non aveva mai eseguito indagini conoscitive a tergo delle canaline di rivestimento dei giunti in galleria e men che mai nella galleria Gran Sasso». Poi ancora: «La società ha sempre omesso di corredare i propri programmi di manutenzione di stime e rilevi, che ne giustificassero la congruità economica della spesa preventivata». E inoltre: «L'inadeguatezza della gestione delle operazioni invernali si è manifestata anche nel corso degli anni in occasione di nevicate, che hanno portato alla formazione di ghiaccio e conseguente chiusura dell'autostrada». Ma anche «i rilievi e le reiterate non conformità relativi alla mancata manutenzione delle barriere di sicurezza e delle opere d'arte assentite in concessione, e che hanno rilevanza anche sulla sicurezza della circolazione, costituiscono motivo di grave inadempimento di notevole importanza». Il decreto di revoca di Morisco ricorda poi la richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura dell'Aquila nei confronti dei vertici del gruppo Toto, con ipotesi di reato come omissione totale degli interventi di manutenzione ordinaria, presunta frode nelle pubbliche forniture e presunto attentato alla sicurezza del pubblico trasporto autostradale. Questo, nonostante una recente perizia, durante il procedimento penale, escludesse problemi di sicurezza dei viadotti. Il decreto ricorda anche i procedimenti in corso nei tribunali di Pescara, Sulmona e Teramo. In definitiva, per il dirigente Morisco e quindi per il Governo, risulta «compromessa» la fiducia verso «l'idoneità del concessionario di prestare fede ai suoi impegni convenzionali», vista «la gravità e la non rimediabilità dell'inadempimento, nonché l'imputabilità di quest'ultimo alla Concessionaria, che ha dimostrato di operare in assenza della dovuta diligenza contrattuale nell'osservare gli obblighi discendenti dalla legge e dalla concessione, in particolare, quello di garantire il mantenimento della funzionalità della rete autostradale».

Le reazioni: ci sarà un contenzioso micidiale Marsilio mette in guardia sulle conseguenze. L'esultanza dei Cinque stelle: «Un cambio di rotta»

L'AQUILA È un fiume in piena di reazioni quello che si scatena, in Abruzzo dopo le 18.30 di ieri. A bruciare tutti sul tempo è il governatore Marco Marsilio: «Per un verso dico: finalmente il Governo ha preso una decisione. Sono anni che chiediamo di fare una scelta per capire il destino delle autostrade A/24 e A/25. Spero, però, che il Governo abbia formidabili argomenti per questa revoca a Strada dei Parchi, perché ho una preoccupazione fortissima: in un Paese, dove Benetton e Atlantia sono stati liquidati con 8 miliardi di euro dopo aver fatto crollare un ponte con decine di morti, è difficile pensare che Toto se ne andrà dalla concessione sulle autostrade abruzzesi gratis. Questa scelta darà vita a un contenzioso micidiale». Sulla revoca ha preso posizione anche il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, che su Facebook commenta: «L'ok del Cdm alla revoca della concessione dell'Autostrada dei Parchi è un segnale molto importante. Una concessione non è una privatizzazione. Lo Stato esige il pieno rispetto degli impegni assunti dai concessionari, soprattutto quando si tratta della sicurezza dei trasporti e dei cittadini». «Ci auguriamo solo che le aree interne abruzzesi non vengano penalizzate da mancati investimenti sulla sicurezza che ora spettano al Governo», le parole del sindaco dell'Aquila, Pierluigi Biondi, «al di là degli aspetti tecnici e politici della vicenda, il provvedimento inciderà direttamente sulla vita di centinaia di famiglie di lavoratori impiegati dall'ormai ex concessionario, verso i quali va garantita la massima attenzione da parte delle istituzioni». Per l'onorevole del Pd Stefania Pezzopane «la revoca era nell'aria. La stessa concessionaria aveva chiesto di cessare anticipatamente il contratto. Ora si impongono massima chiarezza di percorso e novità significative per gli utenti: sarà Anas a prendere in carico 300 chilometri di autostrada di montagna. La prima questione è salvaguardare tutto il personale, che andrà assunto per non disperdere le professionalità e per evitare una carneficina sociale». Mentre per la senatrice Gabriella Di Girolamo (M5S), «è il segnale di un importante cambio di rotta nei rapporti con i concessionari privati di infrastruttura pubbliche. Per troppi anni abbiamo visto aumentare i pedaggi mentre le manutenzioni restavano al palo. Sono soddisfatta in modo particolare dell'assorbimento da parte dell'Anas del personale e di tutti i mezzi necessari per garantire la continuità del servizio a tariffe congelate». Di «traguardo storico per la viabilità di un'importante arteria stradale italiana», parla l'onorevole Carmela Grippa (M5S): «La revoca della concessione alla Strada dei Parchi è un risultato che abbiamo inseguito e per cui abbiamo lavorato per anni e che oggi, finalmente, è realtà». Diversa la posizione di Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito di Rifondazione Comunista: «Non sono ancora chiari i reali scopi della revoca della concessione di Strada dei Parchi. Non è chiaro se il Governo vuole passare dai feudatari nostrani ai fondi finanziari internazionali, come già accaduto per Autostrade per l'Italia dopo la buonuscita miliardaria a Benetton e altri azionisti. Il dato certo è che siamo di fronte al fallimento della privatizzazione delle autostrade». Per Guido Crosetto, Fratelli d'Italia, «la concessione è stata revocata a Toto senza motivo». Il deputato abruzzese di Italia Viva Camillo D'Alessandro si chiede: «Come farà a gestire in equilibrio economico le nostre autostrade la new co di Anas, quali effetti ci saranno sulla tariffa, con quali investimenti, con quale piano industriale, quanti lavoratori di società dei parchi saranno riassorbiti o mandiamo a casa tutti? Leggo dichiarazioni entusiastiche da parte di alcuni partiti ed esponenti nazionali sulla revoca della concessione a Società dei Parchi, ma nessuno che dica cosa accade ora per l'Abruzzo sul fronte investimenti e sul fronte tariffe». Infine, la consigliera regionale Sara Marcozzi ritiene che la revoca della concessione a Strada dei Parchi della A24 e della A25 sia «un fatto storico per l'intero Abruzzo. Deve rappresentare un punto di svolta a tutela di pendolari, utenti e imprese per arrivare a una manutenzione delle strade, all'attuazione del piano di messa in sicurezza e al contenimento dei prezzi delle tariffe».
 
Sdp: questo è un sopruso, risponderemo duramente La concessionaria contesta le motivazioni: trattati come il crollo del Morandi E avverte: questa decisione è una ritorsione, mette a rischio 1.700 lavoratori
 
L'AQUILA Rabbia e sconcerto. Strada dei Parchi non ci sta. E bolla la revoca della concessione delle autostrade A24 e A25 come «un sopruso contro il quale reagiremo duramente». Nascerà un contenzioso miliardario. E non solo. La società afferma di «aver appreso via stampa, senza alcuna comunicazione preventiva» quella che definisce «un'inaudita e immotivata decisione, tesa a umiliare e penalizzare un gruppo imprenditoriale il cui solo torto è di aver investito in Italia credendo nell'apprezzamento delle istituzioni». La notizia della revoca è arrivata come una bomba: Strada dei Parchi era diventata titolare della concessione esattamente un ventennio fa, nel 2002, aggiudicandosi la gara europea che lo Stato aveva indetto dopo aver preso atto di due successivi default delle società dell'Anas, che gestivano i due tratti autostradali. E alla quale A24 e A25 ora tornano.
SCELTA RITORSIVA. La nota stampa diramata da Strada dei Parchi ha toni durissimi: «È una scelta ritorsiva del tutto ingiustificata, sia per ragioni di procedura che di merito», si legge, «prima di tutto, perché giunge fuori tempo massimo, visto che Strada dei Parchi ha notificato il 12 maggio scorso ai ministeri delle Infrastrutture e dell'Economia la propria unilaterale decisione di avvio delle procedure per il recesso e la cessazione anticipata della concessione, essendo venute definitivamente meno le condizioni minime in grado di garantire una efficace operatività in una condizione di equilibrio economico-finanziario. È, dunque, Strada dei Parchi che ha deciso di risolvere in via anticipata il contratto, la cui scadenza naturale è fissata al 2030. Ed è a questa decisione che il ministero delle Infrastrutture aveva il dovere di rispondere attivando le procedure per definire l'indennizzo dovuto, come previsto dalla concessione medesima». Ma per come è andata a finire, la risoluzione del contratto non è indolore per lo Stato: finirà in tribunale, come fa ben capire l'ormai ex concessionaria, che chiederà i danni.
LE MOTIVAZIONI. Alla base della richiesta di rescissione, da parte della società della holding abruzzese Toto, c'era una precisa motivazione. «Tale sofferta decisione è maturata dopo la bocciatura da parte del Cipess dell'ennesimo Piano economico e finanziario, cioè lo strumento per mettere in sicurezza l'infrastruttura dal rischio terremoti e adeguarla alle nuove normative europee e nazionali, e di fronte alla constatazione che pur essendo il Piano economico iniziale di Strada dei Parchi scaduto nel 2013, da allora, nonostante 18 diverse proposte sviluppate, nulla è mai stato deciso».Invece la storia si è ribaltata: Sdp è fuori per colpe gravi, dice il governo. Come se fosse crollato il ponte Morandi. «Ma non sussistono», ribatte la società Parchi, «le ragioni giuridiche per l'applicazione dell'articolo 35 che ha sancito la revoca e che, anzi, viola apertamente e senza giusta causa i contratti in essere».
NESSUNA INADEMPIENZA. «Strada dei parchi non è inadempiente», ribadisce la nota, «anzi, ha provveduto a pagare in proprio interventi urgenti che non le competevano e ha sopportato il blocco delle tariffe dal 2015. Nessuna sentenza, neppure di primo grado, ha mai condannato la società o i suoi amministratori. Inoltre, le prove di carico ordinate da alcuni tribunali abruzzesi a periti professionisti hanno accertato, senza ombra di dubbio, che non sussiste alcun rischio per le infrastrutture e gli utenti».
PONTE MORANDI. «L'articolo 35 e la legge che lo contiene», spiega Sdp, «furono scritti subito dopo il crollo del Ponte Morandi a Genova. Peccato che nel caso di Genova, a torto o a ragione, questo articolo di legge non sia stato usato. Adesso si pretende di applicarlo a Strada dei parchi, soltanto in base al presupposto, immaginato dal Ministero, che prima o poi possa accadere qualche incidente». Decisione che, obietta la società, poggerebbe «su una raccolta di documentazione che si ferma al 2019. Da allora, se il pericolo fosse stato davvero acclarato, perché sono stati fatti passare inutilmente tre anni?». Motivi più che validi, per la società, «per difendere in tutte le sedi il proprio buon nome e gli interessi legittimi che rappresenta, che sono quelli di un gruppo italiano che garantisce lavoro a 1.700 dipendenti e produce ricchezza pari all'8% del pil dell'Abruzzo».
08 luglio 2022 il centro
 

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